LE FRATTURE VERTEBRALI


Le fratture vertebrali costituiscono uno dei capitoli più complessi della traumatologia scheletrica sia per le peculiarità strutturali del rachide sia per l’ampio spettro di quadri anatomo-clinici osservabili.

La gravità di una frattura vertebrale è per larga parte influenzata dagli stretti rapporti che il rachide contrae con il midollo spinale e le radici nervose.

Le fratture vertebrali possono essere classificate in funzione del danno neurologico in:


Dal punto di vista biomeccanico le fratture vengono distinte in:
L’instabilità di una frattura vertebrale consiste nella perdita della capacità del rachide di mantenere, sotto carichi fisiologici, una configurazione tale da evitare l’insorgenza di un danno neurologico e/o la progressione verso una grave deformità.

Il giudizio sulla stabilità o instabilità di una frattura viene valutato attraverso un attento studio morfometrico con Rx, TC e RMN correlando questi dati al concetto delle tre colonne enunciato da Denis negli anni 80.



In base a questa teoria, la stabilità di una frattura vertebrale è garantita dall’integrità di almeno 2 colonne.

Questa distinzione ha importanti riflessi sul trattamento.
Una frattura stabile può essere affrontata secondo la concezione classica in maniera conservativa con immobilizzazione in apparecchio gessato o con il sostegno di un busto ortopedico.



Attualmente in casi selezionati si può proporre un trattamento di stabilizzazione vertebrale chirurgica con approccio mininvasivo che evita il disagevole trattamento con il busto ortopedico, (vedi parte su cifoplastica e vertebroplastica)

La frattura instabile necessita invece sempre di una stabilizzazione chirurgica con l’utilizzo di viti peduncolari e barre di connessione che garantiscono una rigidità al montaggio.

Questo tipo di intervento attualmente viene eseguito per via percutanea effettuando solo piccole incisioni cutanee evitando così la cruentazione della muscolatura paravertebrale responsabile del dolore post operatorio.



Talvolta quando uno o più frammenti di frattura impegnano il canale midollare diviene mandatorio un intervento classico a cielo aperto per eseguire una necessaria decompressione delle strutture nervose attraverso laminectomie più o meno estese.




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